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360 professori scrivono al professor Mario Monti

Iniziative

“Le chiediamo di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo la Torino-Lione”
Un Appello [1] per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino–Lione è stato inviato oggi al Presidente del Consiglio Mario Monti redatto da Sergio Ulgiati, Università Parthenope, Napoli, Ivan Cicconi, Esperto di infrastrutture e appalti pubblici, Luca Mercalli, Società Meteorologica Italiana, Marco Ponti, Politecnico di Milano.
Lo hanno firmato 360 professori universitari, ricercatori e professionisti convinti che il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta “per noi, docenti, ricercatori e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese”.



E proseguono affermando che sentono come un dovere riaffermare che il progetto della Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di generare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti. [2]

L’Appello, che argomenta nel dettaglio e al quale sono allegati importanti studi a supporto delle tesi avanzate, afferma che la sostenibilità dell’economia e della vita sociale non si limita unicamente al patrimonio naturale che diamo in eredità alle generazioni future, ma coinvolge anche le conquiste economiche e le istituzioni sociali, l’espressione democratica della volontà dei cittadini e la risoluzione pacifica dei conflitti.

In questo senso – prosegue l’Appello -, l’applicazione di misure di sorveglianza di tipo militare dei cantieri della nuova linea ferroviaria Torino-Lione sembra un’anomalia che i firmatari chiedono vivamente al professor Monti di rimuovere al più presto, anche per dimostrare all’Unione Europea la capacità dell’Italia di instaurare un vero dialogo con i cittadini, basato su valutazioni trasparenti e documentabili, così come previsto dalla Convenzione di Århus [3].

Per queste ragioni, termina l’Appello al Prof. Mario Monti, “Le chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell’opera”.

Comunicato Stampa dalla valle che resiste e non si arrende, 9 febbraio 2012

 


 


[1] Trovate il testo dell’Appello qui, la lettera con le firme qui e qui la versione inglese

Riferimenti bibliografici: http://www.lalica.net/Appello_a_Monti  

[2] L'accordo del 2001 tra Italia e Francia, ratificato con Legge 27 settembre 2002, n. 228, prevede all'art. 1 che "I Governi italiano e francese si impegnano (…) a costruire (…) le opere (…) necessarie alla realizzazione di un nuovo collegamento ferroviario merci-viaggiatori tra Torino e Lione la cui entrata in servizio dovrebbe avere luogo alla data di saturazione delle opere esistenti." Non ostante la prudenza contenuta in questo articolo, i Governi italiani succedutisi hanno fatto a gara per dimostrare che la data di saturazione della linea storica era dietro l'angolo. I fatti hanno dimostrato il contrario, ma – inspiegabilmente - non vi sono segnali di ripensamento da parte dei decisori politici.

[3] http://www.unece.org/fileadmin/DAM/env/pp/documents/cep43ital.pdf  

 

 

Postato il Thursday, 09 February @ 15:28:29 CET di
 
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ALFANO E VATTIMO (IDV) IN DELEGAZIONE IN VAL SUSA CON I COMITATI (Voto: 1)
di Webmaster il Thursday, 09 February @ 15:34:13 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Bruxelles, 9 febbraio 2012

NO TAV: “OPERA INUTILE, SERVE DIBATTITO PUBBLICO”

Comincia stasera la visita della delegazione del Parlamento Europeo in Val di Susa. Tra i presenti i due eurodeputati IdV più vicini al movimento No Tav, Sonia Alfano e Gianni Vattimo, che insieme ad altri 22 europarlamentari avevano scritto una lettera alle istituzioni europee affinché questa visita potesse essere organizzata.



“Fin dall’insediamento a Bruxelles - spiega Sonia Alfano - uno dei più importanti tra i miei obiettivi è stato quello di portare la voce e le ragioni dei comitati No Tav in Europa: cittadini che protestano contro una grande opera inutile, ingiustificata e dai costi eccessivi. Questo impegno, doveroso, ha contribuito a tenere alta l’attenzione politica europea su quanto accade in Val di Susa. Adesso - prosegue - la questione relativa alla militarizzazione del ‘non-cantiere’ di Chiomonte, però, è diventata inaccettabile, per cui non possiamo che andare a verificare personalmente quanto sta accadendo, confidando di poter aprire a livello UE un dibattito costruttivo e basato sulle ragioni che dimostrano che la linea Torino-Lione è un’opera inutile e dannosa, contraria agli interessi degli abitanti del luogo e di tutti i cittadini europei. La militarizzazione rappresenta un vero e proprio atto di prevaricazione nei confronti delle popolazioni locali. Se la politica le avesse ascoltate - sottolinea l’eurodeputata - ora non saremmo giunti a questo punto. Il dibattito pubblico è indispensabile e forse siamo ancora in tempo per non distruggere la Val di Susa e per non spendere diversi miliardi di euro pubblici che con buona probabilità finirebbero nelle tasche delle mafie e di comitati di affari”.



“Dopo la militarizzazione della valle, avvenuta la scorsa estate, siamo riusciti ad aprire un dibattito tra No Tav, esperti e alcuni deputati europei su ciò che sta succedendo in Val di Susa, dove la situazione è diventata insostenibile” - sostiene Gianni Vattimo. “Militarizzare un intero territorio e criminalizzare i cittadini che protestano giustamente contro una grande opera inutile come la Tav - sottolinea - non è degno di uno Stato di diritto e si pone in antitesi nei confronti dei valori stessi della democrazia. In questo senso, una maggiore sensibilizzazione su questo tema nell’ambito delle istituzioni dell’Unione Europea, che partecipa al progetto attraverso ingenti investimenti finanziari, è assolutamente necessaria”.



Questa sera alle 21 assemblea popolare/conferenza stampa (a Bussoleno) con diretta streaming: http://www.presidioeuropa.net/streaming/ [www.presidioeuropa.net]




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